Lo Stato Sociale a Sanremo

Lo Stato Sociale
Foto tratta dal sito http://lostatosociale.net/home/

Band  nata a Bologna nel 2009.

Tutto ha inizio in un garage: una drum machine in prestito, un basso, una pianola e un laptop scassato con musicmaker 2004 in versione demo. Hanno iniziato a suonare davanti agli amici come e dove si poteva, portando l’impianto e le birrette, portando la festa. Dopo poco hanno registrato male delle cose e le hanno messe su Myspace. Quelle cose, qua e là, a loro modo piacevano. Poi hanno registrato Welfare Pop un po’ meglio e ai concerti iniziavano a venire gli amici che ancora non conoscevano. Poi tutto si moltiplica e il vortice ricomincia: l’Alcatraz, il Primo Maggio, il PalaDozza. Una pausa lunga quasi due anni, poi l’esordio al Forum di Assago con il terzo disco “Amore, lavoro e altri miti da sfatare”…

” Tra meno di tre ore comincia SanRemo. I regaz sono sparsi per l’albergo a esorcizzare la paura ognuno a modo proprio. A scrivere è Nicola, un amico qui per dare una mano.
Se penso a quello che sta per succedere, a me viene in mente soprattutto la Paura, quella grande, chè tra poche ore si entra nelle case del Paese Reale, quello che dicono sempre che nessuno lo conosce, quello che io me lo immagino come una catena indistinta di finestre illuminate, dietro le finestre i divani, sopra i divani il corpo del Paese Reale. Che fa paura perchè non lo conosci e non ti conosce. Tutta quella massa di impiegati, social media manager, casalinghe, famiglie, operai, bottegai, calzolai, baristi di bar sulla statale. Parecchi milioni di occhi che fanno paura.
Poi guardo loro, i regaz, che girano per i buffet, il product placement, le interviste con quell’aria da gita scolastica, con la leggerezza di chi ha appena fatto scoppiare un minicicciolo di nascosto dalla prof e mi torna in mente che secondo me non c’è niente di più bello di quando hai diciassette anni ed è la notte prima di partire per la gita. E penso anche che in quell’età della vita non sei ancora il Paese Reale, sei uno sbarbo felice, un corpo giovane che ancora non ha su di sè tutte le ferite del mondo di merda in cui viviamo. Forse è per questo che non avranno paura quando le loro facce incontreranno quei milioni di occhi: perchè sono in gita, come quando avevano diciassette anni ed erano già a far delle balotte, in radio o in manifestazione.
Il mio augurio ai regaz, al Paese Reale, a tutti noi è: dimenticare che è tutto una gara a chi produce di più e stare sempre come quella notte lì, prima di partire per la gita. Per chi se l’è dimenticato, per chi non l’ha mai fatta, per chi se la ricorda benissimo.
Forza regaz, forza Paese Reale. C’è ancora molta speranza.
Ci si vede più o meno verso le 22, io sarò al kebabbaro dell’autostazione di San Remo.”

Da Lo stato social su Facebook

 

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